Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
maggio 2010

Valle d'Aosta, Alte Vie

SOMMARIO


Introduzione Passi avanti
Echi con variazioni sul tema
Reportage Alta via n° 1
Reportage Alta via n° 2
Inchiesta 2010 ambiente rifugio
Gare Tor de force
Mtb Nella scia di Maurice Garin
Inverno Gelo
Cucina Dal giorno alla notte
Guida
Libri
Dietro le quinte
Lo scaffale

 

Il geologo-naturalista ginevrino Horace-Bénédict de Saussure (1740- 1799), qui ritratto in gioventù, fu il primo viaggiatore alpino moderno: si spinse sui settori ancora non battuti intorno al Monte Bianco (che scalò in terza ascensione nel 1787), e concluse anche il primo giro a piedi del Monte Rosa (vedi Montagne n° 15, pag. 42 e il volumetto allegato). Intanto, proprio grazie alle ripetute esplorazioni in alta quota, poté pubblicare un’opera fondamentale in quattro tomi, Voyages dans les Alpes, contribuendo in modo decisivo a diffondere una nuova conoscenza delle Alpi. Inserito nel grande disegno illuministico del suo tempo, associava la conoscenza al- l’esperienza sul campo: camminare in montagna, per lui, era prima di tutto un metodo per conoscere di persona il mondo delle altezze. Oggi le alte vie che lui stesso percorse, e che in qualche modo contribuì a tracciare, sono itinerari perfettamente segnalati, costellati di rifugi, comodi punti d’appoggio, e scappatoie verso i fondivalle. Da quest’anno sono tracciate anche sette tappe in più, così da chiudere in un cerchio ideale l’intero cammino sotto le cime della Valle d’Aosta (che noi proponiamo invertendo la convenzionale direzione di marcia dell’Alta via n° 2 per non interromperne la continuità). De Saussure, come lui stesso ci riferisce nei suoi scritti, camminava circo- spetto, alzando lo sguardo su un mondo che nessuno aveva ancora considerato. Non c’erano limiti di focale: passava dall’osservazione delle grandi direttrici tettoniche al disegno di una sottile vena di quarzo sulla roccia. È a lui e alla sua curiosità, prima di partire per le moderne alte vie valdostane, che dedichiamo questo numero.

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Filippo Zolezzi