Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

  Home Editoria

le Testate che collaborano (31)>>
I PERIODICI IN EDICOLA (5) >>
381 Recensioni
 

Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
luglio 2010

Alpi Venoste

SOMMARIO


Galleria
Reportage Sentieri d’acqua
Natura Nel parco
Fenomeni Ötzi brand
Echi con variazioni sul tema
Scienza Il passato che torna
Escursionismo In assenza di confine...
Mtb Bike academy...
Scialpinismo Vedrette, creste e...
Cucina Il frutto senza stagione
Guida
Libri

 

Come più volte Montagne ha chiesto di fare ai suoi lettori, anche ora, per entrare nel territorio delle Alpi Venoste, invita tutti ad agire su una risorsa
fondamentale di ogni osservatore consapevole: l’immaginazione. Come dovevano essere un tempo questi luoghi? Si provi a camminare sul sentiero panoramico a mezzacosta lungo l’antico canale irriguo tra Ciardes e Castel Juval, e si osservi la vallata sottostante immaginando il suo aspetto prima delle trasformazioni di questo ultimo secolo. Dove ora domina il paesaggio agricolo, c’era una coltre irregolare di acquitrini, paludi, boschi; l’Adige serpeggiava tra meandri solo in parte seminati. Con la costruzione della ferrovia (1906), il corso del fiume è stato rettificato lungo un asse perfettamente lineare. Sono state compiute bonifiche e l’intera piana fluviale è diventata coltivabile. Poi, dal secondo dopoguerra, sono iniziate le monocolture intensive. Filari di meleti (distanziati tre metri l’uno dall’altro) si susseguono oggi a perdita d’occhio
disegnando un paesaggio che dà strani effetti optical. E delle 57 specie di mele
censite mezzo secolo fa, se ne coltivano oggi solo cinque o sei, dal gusto standardizzato, rassicurante e ben adatto al marketing. La Val Venosta è dunque una tra le zone più prosperose delle Alpi, dove il fenomeno dello spopolamento non è mai arrivato. Così l’immaginazione – come più volte abbiamo fatto in altre valli alpine – qui non dovrà spingersi a cercare la vita dove ora c’è l’abbandono. Al contrario, basterà trovare sulle alte valli laterali i vecchi masi dove si perpetua una produzione agricola di alta qualità (circa il 5% del totale). Poi ci si potrà spingere ancora più in alto, tra i ghiacciai, nel punto in cui arrivano ad alimentarsi d’acqua gli antichi canali chiamati waal che, dopo
mezzo millennio dalla loro costruzione, continuano a irrigare i campi della piana. E di fronte a quei canali ci si accorgerà che il modo di dire «la storia è scritta sull’acqua» quassù perde molto del suo carattere metaforico. Divenendo realtà tangibile.

Marco Albino Ferrari

visita il sito >>

 

Filippo Zolezzi