Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
settembre 2010

Alpi Valdesi

SOMMARIO


Galleria
Reportage Baluardo alpino
Passaggi In autunno nel museo invisibile
Focus Moderni viaggiatori antiche tracce
Echi con variazioni sul tema
Scienza L’oro bianco della Val Germanasca
Arrampicata Sbarua e altre vertigini
Mtb Bugia nen!
Escursionismo L’altrove dietro casa
Cucina Una dispensa a cielo aperto
Guida
Libri
Dietro le quinte
Il prossimo numero

 

A differenza delle consuete monografie di Montagne, pensate su territori circoscritti da confini fisici, questo numero si basa su una determinazione dello spazio alpino secondo una prospettiva culturale. Una prospettiva – direbbero gli antropologi – “antropocentrica”, che va oltre l’oggettività dei confini orografici o idrografici, addentrandosi nell’interpretazione di uno specifico senso di appartenenza. Alpi Valdesi è un toponimo che non esiste. Esiste però una piccola patria alpina in provincia di Torino (tra le valli Pellice, Germanasca e Chisone) sulla quale si riflette una storia, una morale, un’etica condivisa da una comunità religiosa di minoranza. Sono i più antichi protestanti italiani, circa 15mila, che dal Medioevo vivono aggrappati ai pendii di queste vallate. Si vedrà nelle pagine seguenti che la vicenda di questo popolo “di montagna” (nessuna comunità può dirsi tanto legata alle montagne alpine come quella dei valdesi, visto che nei secoli la loro presenza è stata tollerata solo da quota 700 in su) ha avuto un trascorso tormentato, spesso
tragico. Sfortune e fortune hanno girato secondo i venti dominanti delle politiche europee: qui si moriva, si scappava, oppure si diventava (e si è) meta di pellegrinaggi romantici alla ricerca delle radici di un’idealizzata virtù religiosa. Come spesso capita alle minoranze, anche nei valdesi spicca una capacità sottile di ironizzare sulla vita, mentre il fondamento dell’esistenza è affidato alla storia. Per questo la comunità ha operato all’individuazione di luoghi-simbolo funzionali alla scrittura di una vera e propria epica religiosa, come grotte, cunicoli, valloni impervi dove si trovava rifugio dalle persecuzioni. Perché, come ci ricorda lo studioso valdese Giorgio Tourn, per la visione protestante la storia non è il semplice scorrere temporale dei fatti, ma il luogo dove si esprime la fede. Storia e montagne, cultura e territorio si abbracciano dunque dando unità e senso a questo mondo alpino (anche se, di fatto, un toponimo non ce l’ha).

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Filippo Zolezzi