Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
gennaio 2011

Monte Bianco italiano

SOMMARIO


Focus I confini?
Galleria
Reportage Metamorfosi di un villaggio...
Inchiesta Lo spazio bianco
Echi con variazioni sul tema
Scienza Il permafrost
Inverno Tra gli ski bum
Alpinismo Per una geografia verticale
Cucina Burro
Guida
Cinema
Libri
La collezione
Il prossimo numero

 

Forse il culmine di quell’ideale di villeggiatura tutta mondanità ed eleganza discreta, retta nei rigidi codici della borghesia, si toccò un giorno del dopoguerra, all’interno delle patrizie mura del Grand Hotel Royal. Il protagonista della storiella – così leggo su un giornale ormai ingiallito che conservo tra i ricordi della Courmayeur d’antan – è un anziano gentiluomo d’altri tempi con cipolla e bastone, che ebbe la fortuna di esalare l’ultimo focoso respiro tra le braccia di un’avvenente signorina nell’albergo più in vista di Courmayeur. Uno scandalo al Royal? Mai! Il conte Titta Gilberti, progenitore della “funificazione” del Bianco e proprietario del grande albergo da poco ricostruito accanto alla Tour Malluquin, non esitò: allungò una mancia alla signorina e la fece accomodare sulla prima corriera. Poi infilò il morto in abiti da passeggio con tanto di bombetta e occhiali scuri sul naso e, di gradino in gradino, lo portò in una stanza singola a replicare la morte in condizioni pudiche. Il decoro era salvo. All’epoca il conte Titta sparava allegramente ai camosci nella riserva ai piedi del Ghiacciaio della Brenva in compagnia di ricconi e blasonati (Juan Carlos prendeva spesso la mira sui poveri ungulati del Bianco). Di Courmayeur, il mitico Titta diceva con altezzosa certezza: «Qui non ci sono orde barbariche di turisti. Gli altri offrono le discoteche, noi le malghe. Gli altri il chiasso, noi la quiete. Gli altri la passerella, noi la discrezione». Morì a metà degli anni Novanta, il conte Gilberti, potendo percepire solo l’inizio della trasformazione che di lì a poco si sarebbe mangiata la Regina delle Alpi. Via Roma oggi è l’apoteosi delle vetrine griffate, e farmacia, ferramenta e pasticceria di paese hanno lasciato posto a boutique di lusso. Eppure, con un po’ di pazienza, le tracce dell’antico villaggio alpino si possono ancora trovare (vedi l’inedita cartina allegata con i
luoghi storici dell’area comunale). E finita la ricerca si potrà sempre partire verso l’alta montagna. La più alta e incantata delle Alpi.

Marco Albino Ferrari

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Filippo Zolezzi