ALP

Dir. Resp.: Valter Giuliano

mensile

ISSN: 771722-782000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Vivalda Editori

 

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ALP
mensile
numero di
maggio 2011

SOMMARIO


attualità LA MONTAGNA D’INVERNO
skialp MEZZALAMA 2011
ottomila ABELE BLANC IN VETTA AL MONDO
camminata nordica TEMPO DI NORDIC WALKING
alpinismo GRAN SASSO FULMINI E SAETTE
arrampicata ADAM ONDRA 9B
amici da ricordare ERHARD LORETAN
libri ALPINISMO IN TRIBUNALE
libri segnalazioni
trekking Occitania a pè
escursionismo Cap Ferrat
montagna futura Ritorno alla Green Economy
inchiesta - materiali Shell: fuori dalla porta, dentro il guscio
escursionismo Alpi Liguri - Toraggio e Lega
una splendida giornata TREMORI SOPRA I QUARANTA
cultura alpina Messner Mountain Museum /5 Solda / Alla fine del mondo
trekking Il giardino dei Carpazi

 

In un alpinismo testimone dei tempi e dunque inevitabilmente segnato dagli ormoni dell’ossessione della visibilità, assunti in dosi massicce, fa capolino l’impresa discreta, quasi in sordina, di Abele Blanc, terzo italiano in vetta a tutti i quattordici Ottomila, in rigoroso stile alpino. In un alpinismo drogato dalla necessità di trovare sponsor finanziatori che esigono un ritorno d’immagine che prevede il “personaggio” e che nei comunicati stampa degli eventi antepongono comunque il loro nome a quello dell’impresa, fa quasi tenerezza questa guida valdostana che come sponsor ha il Forte di Bard, museo della montagna di cui presto ci occuperemo. Come fa tenerezza scorrere il suo sito nel quale non magnifica le sue imprese, ma esorta ad avere come valori della vita amore e poesia. Fa tenerezza, ma ci riconcilia con l’alpinismo, con la montagna, con lo spirito in cui ognuno interpreta la vita. Ad essere un po’ retrò, ma fondamentalmente attuali, ci rimanda all’interrogativo di Erich Fromm “Avere o essere?” che oggi potrebbe sostituire al primo verbo un’altro ben più diffuso: apparire. In una società nella quale l’imperativo categorico sembra essere comunque quello diventare a ogni costo personaggio, qualsiasi campo si frequenti, politica, giornalismo, letteratura - talvolta senza distinzione alcuna delle qualità per cui lo si diventa, al punto che bene o male pari sono - celebrare l’elogio della mitezza che l’alta lezione di Norberto Bobbio ci ha indicato, sembra fin naturale. Come in fondo lo è dare spazio a persone, prima che personaggi, che inseguono i loro sogni senza lasciarsene fuorviare, che praticano la loro ricerca nella maggior purezza possibile. Ce ne sono. Più di quel che crediamo. Tra gli alpinisti, quelli che soccorrono i compagni d’avventura anche se sono in competizione e se questo significa compromettere l’impresa; quelli che nei territori in cui esercitano ed esprimono i loro desideri d’avventura sanno portare aiuto e solidarietà; quelli che sanno guardare intorno a loro e raccogliere gli appelli per aiutare chi sta peggio o che non ha avuto la fortuna di poter inseguire i suoi sogni. I tre connazionali che collocano l’Italia in vetta alla classifica dei primi salitori dei quattordici Ottomila, Messner, Mondinelli, Blanc - ognuno in momenti diverse e nella sua personale interpretazione - raccontano, in fondo, anche questa faccia dell’alpinismo di cui andiamo orgogliosi: contemperare l’indispensabile egoismo con un senso di solidarietà e di appartenenza alla comunità che deve sempre guidare le nostre azioni di animali sociali. Anche l’alpinismo non è immune dall’insidia della vanità ed è popolato da narcisi impazienti di vedersi riflessi nello specchio. Tramontata definitivamente l’epoca eroica, l’incapacità o forse l’impossibilità di trovare nuovi terreni da esplorare e nuove mete da inventare sembrano condannare la pratica della montagna a poter rimanere nel cono di luce dei riflettori della notorietà solo se si converte definitivamente al gesto atletico sportivo, sull’onda lunga ma un po’ appannata delle gare di arrampicata su parete o su muro. Atleti con la necessità di pubblico, magari di televisioni, impegnati a dare spettacolo per lo spettacolo ad esibire la loro bravura in circuiti specifici magari in cambio di retribuzioni da divi del calcio per assicurarsi quella ricchezza materiale che associa apparire e avere ma che, in fondo non nega l’essere. Lo stesso che continueranno a cercare gli Abele Blanc isolati in qualche parte delle tante asperità del Pianeta, magari in solitudine.

Nota di Alpinia:
Senza togliere nulla al grande Abele Blanc, che stimiamo e amiamo come esempio di serietà e caparbietà, ci piace però ricordare che prima di lui e di Silvio Mondinelli, tra gli italiani la meta della conquista di tutti e 14 gli 8000 è stata ben prima realizzata anche da Fausto De Stefani, con un solo ausilio di ossigeno e da Sergio Martini, in periodo precedente, con attrezzature e con mezzi probabilmente ben inferiori.

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Filippo Zolezzi