Montebianco

Dir. Resp.: Sara Bovo

mensile

distribuzione principale: edicola

prezzo: 5.00 euro

Editore: Leditore

 

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Montebianco
mensile
numero di
ottobre 2011

100 % neve

SOMMARIO



Promossi e bocciati
"Bonatti is God"
Scatto
Segnalibro
Ieri oggi domani
In mostra
Under18
Alta cucina
Carta dei vini
Salus per aquam
Qua e là
Nutrizione
Attenzione!
Affari di montagna
Guida alpina
Fuoripista
Dal nostro inviato... Mirco Robaldo
Alpinismo creativo
Herbert Schönhuber
Brivido caldo
Could you ski slowly?
Montgenèvre
Bardonecchia
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Alagna
Saas Fee
Grindelwald
Skiarea Valchiavenna
Monte Bondone
Folgaria
Val di Fassa
Carezza Ski
Val Gardena
Plan de Corones
Che performance!
Ice to meet you
Curvare a 37°C
Di che sci sei?
Nomi e Numeri

 

"Bonatti is God"
Il ritorno al futuro del grande alpinista: il suo stile, il suo modo di vivere la natura, le sue realizzazioni sono già un riferimento per le nuove generazioni.

Quando il mese scorso Walter Bonatti è scomparso ha lasciato un vuoto, come quando crolla una montagna e cambia lo skyline. Eppure ci si accorge che molto di lui ancora resta nelle visioni, Quell’ispirazione che le sue creazioni hanno prodotto e ancora produrranno nelle nuove generazioni. E non stiamo parlando solo di alpinisti. Parliamo anche di gente normale, quella che l'avventura magari la sogna leggendo un libro di Jack London, pure, appunto, evocando il nome di Walter Bonatti. Secondo Messner nemmeno Bonatti è riuscito a rendere popolare l'alpinismo in Italia, e probabilmente ha ragione. Ma chi l'ha incrociato anche solo una volta in televisione, su una rivista o in un libro, avrà scolpito per sempre quel volto e tutto l'immaginario che quel volto portava con sé. Non sono molti gli scalatori il cui potere propulsore si è prolungato oltre il proprio tempo, come se avessero continuato a salire montagne. Forse Paul Preuss, Emilio Comici, Wanda Rutkiewicz. Che Bonatti stesse proiettandosi nel futuro già prima che ci lasciasse lo testimonia la scritta "Bonatti is God" che comparve alcuni anni or sono sulla ruota di scorta della Rover di Steve House, l’astro nascente dell’alpinismo nordamericano. Inutile ripercorrere le tappe di un'esistenza così piena, tanto che ancora quest'anno Walter Bonatti diceva di aver vissuto con l'intensità di una persona di 200 anni. Se citiamo la solitaria di sei giorni sul pilastro Sud-Ovest dei Petit Dru, nel gruppo del Bianco, lo facciamo perché esperienze uniche come questa insegnano qualcosa: suggeriscono a tutti di giocare per sottrazione quando si va in montagna, piuttosto che per aggiunta di mezzi e di uomini. Meglio puntare all’essenziale, monito all’esperienza profonda, disarmante e disarmata, della natura. Il legame che si crea con la natura selvaggia - perché anche quella di un uomo solo sulla parete è una forma di esperienza della natura selvaggia - è più profondo di quanto si possa immaginare quando ci si espone in ambiente senza mediazioni eccessive, senza eccessi tecnici e tecnologici. Allora l'uomo - e questo è l'insegnamento di Bonatti - benché privo della corda che lo unisce al compagno, avverte l’inconfondibile presenza di quel cordone ombelicale che lo unisce alla terra madre. Chissà, forse è per questo che proprio nel momento in cui Bonatti se ne andava, in silenzio, i Dru crollavano di nuovo. Ecco, Bonatti sarà anche questo: un modo di stare nella natura, consapevoli della sua maestosità e del proprio limite. Bonatti sarà lo stile, l’etica. In montagna: posseduti dal demone dell’inquieta ricerca, dell’invenzione e dell’alpinismo vissuto come un’arte. Fra la gente: con dignità e rispetto, fieri e determinati nel difendere i propri principi e un’idea di giustizia. Bonatti sarà una stella polare d’orientamento per i naviganti fra le pareti del futuro.
Lorenzo Scandroglio

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Filippo Zolezzi