Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2011

Speciale Bonatti

SOMMARIO


Galleria In volo sulle Alpi
Retrospettiva Bonatti e l’età d’oro delle Alpi
Grigna Tra sigari, funghi e torrioni
Monte Bianco Esiste ancora quel mondo?
Lavaredo Tre Cime... un sogno
Masino Tutta l’estate sul granito
Grivola La Vallée d’antan
Cervino Istinti geologici e presunzioni umane
Approfondimento La grande narrazione
Guida
Dietro le quinte
Lo scaffale
Il prossimo nume

 

Con la scomparsa di Walter Bonatti (il 13 settembre scorso a Roma, dopo una fulminante malattia) non se n’è andato solo uno degli ultimi protagonisti dell’alpinismo classico, ma anche un simbolo dell’Italia del Dopoguerra, l’Italia migliore, quella mossa da nuove energie etiche e ideali che hanno contraddistinto la prima parte della nostra storia repubblicana. Montagne non poteva rimanere indifferente a questo lutto. Già a lavori avviati sull’annunciata monografia dello Sciliar (ora slittata a prima di Natale) ha deciso di dedicare un numero speciale alle Alpi esplorate da Bonatti. Attraverso il racconto della sua vicenda di alpinista ritorniamo così sui più significativi gruppi della catena alpina. E soprattutto ci caliamo in un tempo che non è il nostro, e che ha la forza di accendere – così è stato in noi durante i lavori – un sentimento di affetto e di incanto. Un sentimento dolceamaro per il passato, quando le montagne non erano ancora assediate dal turismo, quando le alte quote erano terreno di esplorazione, quando l’alpinismo era “comprensibile” e non ultratecnico, quando si usavano attrezzi e indumenti costruiti con materiale di cui si capiva l’origine – legno, lana, cuoio – e non quelli più efficaci ma anche più anonimi che il progresso ci ha portato – plastica, fleece, carbonio Si sa, la nostalgia è la gemella oscura del progresso, ne è l’ombra. Ma può essere anche un rassicurante rifugio. Sfogliando queste pagine passiamo tra i colori sbiaditi del Kodakrome, tra i bianchi e nero di un passato che tendiamo a mitizzare, più ingenuo ma anche più ricco di ideali, più incantato. Walter Bonatti era soprattutto un sognatore e induceva a sognare. Con lui e con l’alpinismo in quegli anni la gente immaginava mondi lontani, irraggiungibili. Erano sogni “geografici”. Oggi Walter Bonatti ci riporta non solo lontano nello spazio, ma anche nel tempo. E così, più di allora, ci riporta a sognare.

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Filippo Zolezzi