Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
marzo 2012

Alpi del Sempione

SOMMARIO


Galleria Le Alpi del Sempione
Reportage Il viaggio
Echi con variazioni sul tema
Riletture Sciismo una storia senza fine
Cronache Albori futuri
Escursionismo In un altro Sempione
Alpinismo Sul drago di roccia
Esperienze
Archeologia
Whiteout
Bambini
Natura
Geologia
Cucina La spezia alpina che non ti aspetti
Guida
Biblioteca
Dietro le quinte
Lo scaffale

 

Ai 2005 metri del Passo del Sempione si può osservare un fenomeno curioso. Il vasto pianoro che culmina al valico sorge proprio a cavallo di due aree caratterizzate da decise differenze climatiche e barometriche: da una parte, verso meridione, il Piemonte; dall’altra, verso l’Europa Centrale, il profondo solco del Vallese. Le due aree meteorologiche confinano quassù premendo una sull’altra tra i viluppi di quell’aria mossa da disuguali pressioni atmosferiche. È così che si genera un particolare vento persistente, vento che spira da direzioni dominanti, e che spesso si fa furioso, creando tormente d’inverno o lisciando in un ululato continuo le praterie in estate. Lo si sente risalire dalle strettoie delle gole, impetuoso nella morsa delle pareti, e accelerare via via aumentando pressione in quel fenomeno chiamato “Venturi”, fin a liberarsi sull’altopiano del passo, come scaricato da un imbuto. Eccoci dunque al passo, nell’aria limpida che rende vicine le alte cime imbiancate dei ghiacciai. Il Monte Leone, la Weissmies, il Lagginhorn, il Fletschhorn. Abbiamo chiamato questo spicchio di catena, Alpi del Sempione. Toponimo che sulle carte non esiste, ma che per consuetudine indica una cerchia di montagne maestose, da percorrere nella stagione calda in lunghi trekking e salite su ghiacciaio. E in primavera con pelli e sci. Questo è uno dei templi alpini dello scialpinismo: Marcel Kurz, il padre dello sci in quota, salì il Monte Leone già nel 1913, al culmine di quella stagione chiamata “la seconda conquista delle Alpi”. Ed è per questo che abbiamo immaginato un numero largamente dedicato alla neve e alle salite con gli sci. Un numero per immergesi nei grandi spazi aperti delle alte quote, dove spesso spira quel vento vivificante, eccitante, che accompagna lo
sguardo lontano, su altre cime e altra neve.

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Filippo Zolezzi