Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
gennaio 2013

Latemar e Val di Fiemme

SOMMARIO


Galleria I profili del Latemar
Reportage Ski Past
Echi con variazioni sul tema
Letture Marcialonga amarcord
Dossier Tesoro verde
Antropologia Le rocce parlano
Escursionismo Nel cuore del gruppo
Alpinismo Fragile è la roccia
Bignami, Farina, Michieli, Serafin Esperienze
Cucina I lupini del caffè
Guida
Libri
Dietro le quinte

 

Chi conosce la montagna sa bene cosa significhi la parola abisso. Abisso significa baratro, burrone, dirupo, voragine. Chi conosce la montagna sa che quella parola può indicare una profondità senza fondo, un crepaccio che si perde nel buio. Quando penso all’abisso vedo lo spazio, il vuoto, ma non solo. Il termine abisso può oltrepassare i limiti della sua prima accezione, e allora, oltre al vuoto, può far pensare allo svanire, al disperdersi, può far pensare anche a qualcosa di inafferrabile, all’addio dopo un abbraccio, a un quesito che rimane senza risposta. Camminando dalle parti del massiccio del Latemar, si può capire che l’abisso, lì, non è solo presente nella verticalità delle alte torri di dolomia. C’è un altro vuoto, che è tutto mentale. Che è tutto dentro l’occhio di chi osserva. Di fronte alle misteriose pitture rosse lasciate nei secoli sulle falesie del Monte Cornon da antichi passanti si prova un improvviso turbamento. Cosa avrà spinto a ornare quelle rocce di fregi, scritte, ghirigori così inaspettatamente belli, e così concordi tra loro nonostante interi secoli dividano i rispettivi autori? Perché qui e non altrove? Chi ha voluto lanciare quei segnali verso il futuro? Fin da subito, se si osserva attentamente l’arte rupestre del Monte Cornon assecondando il disorientamento che sprigiona, si capisce che siamo di fronte allo stesso tipo di abisso – pur su un registro minore – descritto da Werner Herzog nel suo film Cave of forgotten dreams (in allegato a richiesta con Montagne). Gli abissi di Herzog affiorano dalle più antiche pitture mai rinvenute; sono disegni di animali misteriosi apparsi in un tempo quasi astratto che sembrano rivivere nella nostra mente. Ed è come – questa è la tesi dell’antropologo Giovanni Kezich a pag. 71 – se un filo annodasse quell’arte antichissima con le rocce parlanti del Cornon. Ne dubitate? Provatelo personalmente. Accostando la visione del film di Herzog, all’esperienza sulle pendici del Cornon lungo l’itinerario proposto a pag. 78.

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Filippo Zolezzi