Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
marzo 2014

Monte Rosa

SOMMARIO


Galeria I profili del Rosa
Echi con variazioni sul tema
Reportage Chiedi alla polvere
Escursionismo Sui sentieri dell’oro
Letture La Valle dell’Eden
Natura Siamo quelli del supervulcano
Museografia Nella culla della nostalgia
Approfondimenti Le ragioni di una rappresentazione
Libri Pagine rosa
Cucina Rame ghisa terracotta
Guida
Attrezzatura Scialpinismo per gite e gare
Collezione

 

Provate a esaminare attentamente la cartina allegata a questo numero. Stendetela sul tavolo e osservate gli sfumi, il disegno di rocce e ghiacciai, e l’insieme delle informazioni convenzionali, sentieri, rifugi, strade. In bianca la scala è 1:50000, mentre in volta 1:30000 nella versione invernale. Provate a seguire le linee delle creste e quelle delle funi tese degli impianti. Provate, e vi accorgerete come ogni carta geografica rappresenti soprattutto il risultato dello scorrere del tempo, descriva di fatto la storia di un luogo. La storia geologica e le tracce umane che si sono depositate. Nove anni fa, Montagne uscì con la sua prima monografia sul Monte Rosa, e la cartina di allora ci appare oggi già cambiata. I ghiacciai si sono ritirati, quello del Belvedere che nel 2005 sembrava l’unico in controtendenza (cresceva diverse decine di metri all’anno), oggi, in costante regresso, si sta separando dagli scivoli della parete est. Anche il minaccioso Lago Effimero sopra Macugnaga non esiste più. La funivia di Punta Indren è sparita, e ora si vede una linea che corre a una certa distanza, arriva al Passo dei Salati e poi a ovest di Punta Indren, su uno sperone roccioso a una cinquantina di metri dal ghiacciaio. Dalla carta è anche sparito uno dei rifugi più antichi delle Alpi, il Guglielmina, andato bruciato nel dicembre 2011. È facile pensare alla grande montagna come a qualcosa di immutabile. I suoi profili sembrano eternati nella compattezza stessa della roccia. Eppure se ci lasciamo aiutare dalla consapevolezza che in natura ogni cosa è mutevole, allora anche la montagna ci apparirà sotto un’altra luce. Dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione. E potremo vedere come quello stesso ghiacciaio – solo duecento anni fa – arrivasse fino quasi a lambire le case del paese; e come qualche secolo prima, al contrario, terminasse molto più in alto, favorendo l’insediarsi delle prime comunità walser arrivate dal nord, e il loro inarrestabile lavoro di trasformazione dei luoghi.
Marco Albino Ferrari

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Filippo Zolezzi