Meridiani

Dir. Resp.: Remo Guerrini

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani
bimestrale
numero di
aprile 2014

Canarie


Portfolio Montagne di fuoco
Geologia Padre Teide
RUBRICHE Il tempo che fa… Media & dintorni
SERVIZI Potere & poteri Capitalidad Compartida
Macaronesia Le isole della felicità
El Hierro Una bellissima fine del mondo
Spiagge D oro e di lava
La Gomera Parque Jurasico
Storia Las islas de los Genoveses
Il tempo che fa… Media & dintorni
Potere & poteri Capitalidad Compartida
Astronomia
Buon gusto Fusion canaria!
Lanzarote Negro y blanco
Piante & fiori / 1 Elisir dell arcipelago
Piante & fiori / 2 Draghi, vipere e viti vulcaniche
Don Carnal Fiesta!
Fuerteventura Regina del vento
Animali Cani & canarini
Gente Gli stiletti di Manolo
guida







 

Le hanno battezzate “isole fortunate”, ma questo appellativo per indicare le Canarie non è cosa d’oggi. A inventare uno slogan così felice, infatti, sono stati esperti di marketing di un paio di millenni fa: Plinio il Vecchio, Tolomeo, Diodoro Siculo. “Terre prospere e fertili, eterna primavera, Atlantide perduta per uomini beati”. Noi non possiamo che andarci nel XXI secolo, in queste sette isole così vicine fra loro (ma anche così profondamente diverse l’una dall’altra) ma scopriremo subito quanto avessero ragione gli antichi “copywriter”. Mare, sole, vento e vita in spiaggia… certo, milioni di turisti scendono a Gran Canaria o a Tenerife proprio per questo. Ma ciò che possono trovare è molto, ma molto di più. Una natura unica, e non si fa per dire: soltanto in questa parte del pianeta ci si può immergere in un Jurassic Park di 20 milioni di anni fa. Una storia ricchissima, scritta da gente come Cristoforo Colombo. Cieli talmente puliti che ci sono più telescopi qui che in mezzo mondo. Cucina meticcia, che incrocia ingredienti e sapori d’Europa, d’Africa e d’America. A stupire di più è proprio il fatto che ciò che si incontra alle Canarie è quasi sempre “unico”. Lo sono suoi strepitosi e inquietanti vulcani (be’, sì, l’arcipelago è in eterno movimento), le sue vigne che affondano le barbatelle nella lava, i suoi arenili creati dal vento del Sahara che ha portato fin qui la sabbia dorata, il suo Carnevale, i suoi cani e i suoi – potevano mancare? – canarini. Con l’accortezza di sapere che sono le isole ad avere dato il nome agli uccellini gialli, mentre sono i cani ad averlo dato alle isole.

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Filippo Zolezzi