Camminare

Tutto il mondo a piedi

Dir. Resp.: Roberto Mantovani

bimestrale

ISSN: 1974-5397

distribuzione principale: edicola

prezzo: 4,50 euro

Editore: Fusta

 

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Camminare
Tutto il mondo a piedi
bimestrale
numero di
aprile 2014

SOMMARIO


Editoriale
Incontri Francesco Guccini
Padre Alan
Fitwalking allenamento I segreti per stimolare la velocità
Ci troviamo a...
Nordic Walking Scuola Italiana Nordic Walking una realtà federale
Nordic Walkin Rome alla scoperta della “Città Eterna”
Report Un’esperienza nuova: 10 miglia in maschera
Fuori strada Trail per neofiti dal cammino alla corsa
Diventare ultra trailer Un metodo diverso
Evento Porcari Corre in punta di piedi
Itinerari in montagna Terre di resistenza e crinali di libertà
Itinerari in Italia Lungo l’antica via Etrusca del ferro
Evento Marmolada Historic Trail & Memory Tour
Report Sardegna Alpinismo endemico
Finisterre La Roja di Jacopo Ortis
Essere Donna La percezione del caldo e del freddo
InSalute Tutti in collina e in campagna
Attenzione a cosa si indossa
Prova costume, lo specchio della nostra personalità

 

Il trionfo dei sensi

Camminando tra i boschi in questi giorni di primavera anticipata, mi sono trovato a ripensare ad alcune pagine di Henry David Thoreau, il poeta e filosofo americano che a metà ’800 pubblicò il grande libro della sua vita, Walden, ovvero Vita nei boschi.
Un classico della filosofia americana. Thoreau portò a termine la prima stesura del testo in una capanna sperduta nel nulla, che aveva costruito da solo, sulle sponde del Lago Walden, vicino a Concord, la cittadina del Massachussets in cui era nato e sarebbe poi morto nel 1862. Era stata un’esperienza di vera sopravvivenza, in condizioni di assoluta e ricercata povertà materiale, che gli aveva consentito di avvicinare la felicità anche lontano dalla civiltà, a contatto con la natura primigenia.
Camminavo e riflettevo. Mi veniva facile: il movimento aiuta sempre a rimettere in ordine i pensieri. Ricordavo bene certi passaggi del libro. E volavo con la fantasia. Passavo senza sforzo dalle pagine di Walden a quelle di altri scritti dello stesso autore. E ascoltavo i rumori del bosco. Gli uccelli. Il passo dei caprioli in fuga sul mantello di foglie secche. Lo scricchiolio degli alberi mossi dal vento. Non mi fossi mosso a piedi, mi sarei perso il concerto. Perché l’udito, quando si cammina, torna ad essere uno dei sensi più importanti.
«Ogni suono sembra uscire da una meditazione profonda, come se la natura avesse acquistato un carattere e un’intelligenza (...)» scriveva Thoreau. Interprete della corrente del trascendentalismo, il filosofo americano era convinto che la crescita dell’uomo fosse delegata soprattutto al singolo individuo, aiutato dal contatto profondo con la natura. Un contatto che non realizza però, secondo Thoreau, rimanendo «ad arrugginire» nella propria camera, ma camminando. «Ritengo che non potrei conservare la mia salute e le mie facoltà» scrive in Camminare, «se non passassi almeno quattro ore al giorno, e spesso anche di più,
a bighellonare per i boschi, le colline e i campi (...)».
Udito, pensieri e idee, dicevamo. E poi salute (il potere taumaturgico delle lunghe camminate è incontestabile). Ma il «genio del camminare» stimola anche gli altri sensi.
Pensiamo ad esempio al tatto, sollecitato dal contatto dei piedi con il suolo (come ci insegnano i patiti del camminare a piedi scalzi), con la neve, il ghiaccio, la cotica erbosa, ma anche dall’incontro del corpo con gli agenti atmosferici, la flora, i sassi, le rocce... E ancora non basta. È impossibile, infatti, non soffermarsi sulla vista, sullo sguardo, che non è mai solo un fenomeno ottico ma un’azione radicata in profondità nella semiosfera, cioè nel patrimonio culturale di ciascuno di noi. La vista, quando si cammina, è fondamentale: recupera la direzione, si rapporta con il paesaggio (che non è solo lo scenario dell’azione, ma molto di più) e lo assorbe, e infine aiuta a progettare l’itinerario. E infine non vanno dimenticati il gusto e l’odorato, capaci di rapportarci all’essenza delle cose e di stimolare persino l’immaginario.
Insomma, un viaggio a piedi, per breve che sia, è sempre un’occasione preziosa per ampliare la nostra conoscenza e la nostra esperienza del mondo. Non importa tanto la direzione di marcia: ciò che conta è invece la qualità dell’esperienza. Non ne siete convinti? Potremmo parlarne tutti assieme in occasione della camminata del 26 aprile prossimo, a Lizzano in Belvedere, sull’alto Appennino bolognese. Ma intanto provate a dare un’occhiata alle pagine interne.
Roberto Mantovani

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Filippo Zolezzi