Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
settembre 2014

Dolomiti Cadore

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Introduzione Il Cadore e le ragioni storiche
Reportage Un confine sottilissimo
Memorie Il villaggio del cane a sei zampe
Estate Solitudini in quota
Lettura Alla ricerca del Bosco Vecchio
Storia La scoperta del Popera
In verticale Antiche tracce
Inverno I rifugi della neve
Cucina Il carretto passava...
Libri 150 anni di vita e di sogni
Guida
Dietro le quinte
Collezione

 

Tra tutte le possibili discipline di cui ci avvaliamo per osservare l’ambiente
intorno a noi, la geografia dovrebbe essere – così ci hanno insegnato fin dai tempi della scuola – la più certa, la più esatta: le montagne, i fiumi, gli spazi circoscritti da confini definiti vanno imparati per ciò che sono, non interpretati.
Quante ore passate tra sforzi mnemonici per trattenere nomi, quote, misure, frontiere.
Eppure a pensarci bene anche le sicurezze della geografia possono rivelarsi un mito da riconsiderare. Molto dipende da come osserviamo lo spazio.
Per esempio stabilendo il primato di una cima non solo attraverso la sua quota ma
con il dato della prominenza, cioè tenendo conto del punto più basso che divide
una montagna dalle altre (metodo per altro di cui si parla con crescente interesse in questi anni).
Se poi ci addentriamo nel grande edifico della geografia umana, il rischio di perdersi sta veramente dietro l’angolo. Prendiamo il Cadore.
Oggi sulle carte geografiche nemmeno appare.
Eppure il Cadore esiste, come molte altre subregioni cui la storia non ha permesso di finire sugli atlanti: le Langhe, per esempio, o lo Zoldano, o la Lomellina.
Territori che hanno una loro riconoscibilità anche senza una reale cittadinanza nello spazio politico.
Sono le cosiddette “regioni storiche” che vivono grazie alla consapevolezza del proprio passato, come ce lo racconta l’antropologo Annibale Salsa nell’introduzione a questa monografia.
Quel confine, quello spazio umano riemergeranno ancor più evidenti grazie alla nostra capacità di guardare la storia con occhio critico, e daranno ancora più consistenza al presente.
Non occorrono confini scritti sulle cartine, o le verità di discipline infallibili: uno spazio geografico diventa tale anche solo se gli diamo un senso.
Il Cadore è lì a dimostrarlo.

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Filippo Zolezzi