Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2014

Cime della Grande Guerra

SOMMARIO


4 novembre 2014 - Nel centenario della Prima guerra mondiale, il periodico diretto da Marco Albino Ferrari rilegge la storia da una prospettiva inconsueta: quella delle montagne sulle quali si è svolto il lungo e tragico conflitto. Quarantuno mesi di scontri al termine dei quali le Alpi non sono più state le stesse: da un lato il cambiamento materiale dovuto alla creazione di strade, grotte e trincee, dall’altro quello immateriale che ha portato a una nuova percezione delle alte quote: da luogo di svago per alpinisti benestanti a nuovo sacrario della nazione.
Meridiani Montagne racconta i sei luoghi più significativi del fronte: l’Adamello, le Prealpi Vicentine, la Marmolada, il Lagazuoi, le Alpi Carniche e il Carso. Luoghi descritti anche con inediti itinerari, che la cartina allegata riporta nel dettaglio.
Testimonianze, ricordi, racconti: un viaggio nella museografia più attuale, tra gli ecomusei e le tracce lasciate sul terreno. Il mito degli alpini skiatori che perfezionarono l’utilizzo degli sci, i recuperanti descritti da Mario Rigoni Stern sul “suo Altipiano”, le portatrici carniche, e le innumerevoli storie di un tempo che ci pare lontanissimo, quando le montagne erano in fiamme.

 

Ci sono una data e un luogo ai quali si può far risalire il mito degli alpini. È la notte senza luna tra il 15 e il 16 giugno 1915, sul Monte Nero, nell’attuale Slovenia. Con il favore del buio, un gruppo di alpini riesce a raggiungere la vetta e ad assalire di sorpresa la postazione nemica. Lampi, boati scuotono la notte. Il Monte Nero è preso. E la Grande Guerra arriva sulla cima delle montagne.
Dopo i successivi quarantun mesi di scontri le Alpi non saranno più come prima.
Modificate nell’aspetto – con lo scavo di trincee, grotte, gallerie, fortificazioni, intere cime fatte saltare... – e ridefinite nell’immaginario: non più solo luogo di svago per intrepidi e sfaccendati signori, ma nuovo sacrario della nazione. A un secolo da quegli eventi così cruciali per la storia delle Alpi, Montagne dedica all’argomento un intero numero, ponendo la lente in particolare su sei gruppi montuosi attraversati dal fronte (Adamello, Prealpi vicentine, Marmolada, Lagazuoi, Alpi Carniche, Carso).
È un tema trattato da molti durante questo anniversario. Ed è un tema in cui si annida un pericolo: la deriva celebrativa. Di fatto – a parte l’ambito scientifico – la pagina della Grande Guerra non ha mai ricevuto una vera elaborazione nazionale.
Subito dopo gli eventi bellici, il fascismo, con le associazioni combattentistiche, si concentra a costruire il mito degli eroi caduti per la Patria, trasformando il Quindicidiciotto da evento feroce e insensato a momento carico di sacralità, disseminando città e montagne di croci, monumenti alla vittoria e al milite ignoto, sepolcreti, sacrari, parchi delle rimembranze. Finito il Ventennio, l’attenzione si sposta sulle vicende più vicine e ancora grondanti di sangue: la dittatura, la Resistenza. Ormai sfumata in un passato remoto, la Grande Guerra in età repubblicana viene lasciata sullo sfondo, pur con il dolore che non riesce a spegnersi e con l’arrivo di nuovi libri e film illuminanti (in primis quelli di Lussu e Monicelli). Non usiamo la parola “celebrazione” per questo anniversario. Una guerra non si celebra, come dice il presidente degli alpini in congedo (vedi pag. 22). Ci basterà ricordare per capire. E una gita in montagna nei luoghi qui descritti servirà allo scopo.

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Filippo Zolezzi