Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
marzo 2015

Etna

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Reportage La montagna senza quota
Parchi Quanto è difficile proteggere la natura in Sicilia!
Natura Vita pioniera
Estate/Inverno Non fermarti al belvedere!
Tendenze Freeride tra i boati del vulcano
Alpinismo Verticalia
Lettura Fosco e Topazia
Libri Non solo Etna
Cucina La grande abbuffata
Guida
Vetrina
Collezione
Il prossimo numero

 

Avanziamo lentamente, guardinghi e spaventati, sul bordo del Cratere di Sudest. Nell’aria ormai impregnata di anidride solforosa, la colona di fumo è sparata nel cielo per migliaia di metri. «Non è affatto cosa buona stare quassù» dice la mia guida con una smorfia di disappunto tra i boati sordi del vulcano. «Meglio scendere». Un ultimo sguardo, e iniziamo a correre affondando coi talloni in un’inconsistente terra nera. Poi perdiamo quota zigzagando tra detriti instabili. Corriamo non lontani da piccole aperture da dove sgorga silenziosa la lava rossastra. Sotto di noi, il tappetto di nubi lascia intravvedere qualche spiraglio di mare. Infine ci fermiamo, con il fiatone e la gambe stanche. E vediamo in alto la massa dei fumi contorcersi pigramente, mentre uno strano odore di gomma bruciata, le nostre suole, ci sale al naso. È questa, mi dico, l’essenza stessa del sublime naturale, la sproporzione massima dell’uomo di fronte alla potenza soverchiante della natura. Forse ancora più sublime dello spettacolo offerto dai ghiacciai, ancora più delle romantiche bufere. Perché è un brivido pieno di interrogativi su ciò che si nasconde là sotto, e sul lato drammatico della nostra Madre Terra. E qui lo abbiamo voluto raccontare nel contrasto consolante dei Nebrodi, delle Madonie e delle paradisiache falesie a picco sul Mediterraneo. Nota bene. Non è stato facile compilare la guida a pagina 130: per esperienza diretta o per segnalazione della rete di collaboratori in loco, si è constatato che spesso i ricoveri incustoditi (qui chiamati rifugi) risultano danneggiati, derubati e inservibili. Vengono risistemati, ma in breve tornano come prima. Così come sui sentieri non è difficile inciampare su qualche rifiuto abbandonato. Ritengo importante sottolineare questi aspetti per non cadere nella solita retorica compiacente. Vogliamo che questa monografia concorra, nel suo piccolo, a diffondere il valore dell’enorme patrimonio naturale delle montagne sicule. Sperando che con il tempo queste terre siano sempre di più amate. A cominciare da chi ci vive.

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Filippo Zolezzi