Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
aprile 2015

Sentieri e Cime della Guerra Partigiana

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Geografie Luoghi e ricordi di un mito moderno
Riflessioni «Da ragazzo è stato in montagna»
Cuneese Paraloup la rinascita di un borgo
Gran Paradiso I 350 fuggiaschi del temerario Plik
Grigne Cassin il comandante delle Grigne
Dolomiti Bellunesi Il cuore di pietra del maggiore Tilman
Montagne Carniche Sognando una società migliore
Appennino Tosco-Emiliano La lunga traversata dei ribelli
Libri Pagine di Resistenza
Film La montagna dimenticata
Guida
Vetrina

 

I venti mesi della Guerra partigiana finirono settant’anni fa, il 25 aprile 1945, e ricordarli oggi ci porta verso una montagna molto diversa da quella che abitualmente immaginiamo. Dopo la resa agli Alleati annunciata l’8 settembre e dopo la nascita della Repubblica fascista del Nord, i ragazzi italiani si trovarono di fronte a una scelta che non ammetteva deroghe: rispondere alla chiamata delle camicie nere, o diventare renitenti nascondendosi per chissà quanti mesi, oppure decidere di «andare in montagna». È su questa via che inizia anche il nostro viaggio. «Andare-in-montagna» era un’opzione definitiva, apriva scenari dai quali non si poteva tornare indietro. Tre parole che avrebbero poi travalicato il loro significato letterale assumendone un altro ben più vasto e metaforico (e anche controverso). Quella scelta – a volte indotta dal caso – portava verso una montagna-rifugio, luogo per antonomasia della libertà e della ribellione, così come lo era stata per i disobbedienti e gli eretici del passato, fin dai tempi dei Catari o di Dolcino. Ma non è quella la montagna dei ghiacciai o delle vastità dell’alta quota (dove cent’anni fa divampò la Grande Guerra, vedi Montagne n° 71), bensì una montagna adatta a nascondersi, a osservare senza essere visti. Foreste, maggenghi, alpeggi, baite poste in posizioni strategiche (perfetto esempio sono quelle di Paraloup). Seguiremo i sentieri percorsi da alcuni grandi protagonisti di quei venti mesi: Riccardo Cassin, Bill Tilman, Nuto Revelli, Enzo Biagi, il capitano Plik, e tanti altri che sarebbero poi diventati veri miti letterari. I loro sentieri erano spesso percorsi in fretta per fuggire, per colpire e sganciarsi. Sentieri sempre attraversati dall’incertezza. Sempre in bilico, come sul filo di una cresta.

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Filippo Zolezzi