Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
gennaio 2016

Formazza, Antigorio, Divedro

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria I profili delle Lepontine
Reportage Va’ dove ti porta il Toce
Parco Un parco per due Shangri-La
Inverno Orizzonti bianchi
Estate Il ruggito del Leone
Alpinismo Inconfondibile gneiss
Passato-presente Carovana, al passo!
Lettura Cosa volete che capissi io l’inglisch!
Libri L’incontenibile catalogo ossolano
Cucina Oro bianco
Guida
Vetrina

 

Il calcestruzzo è l’elemento base nella costruzione di una diga, e il pietrisco necessario per il suo impasto si ricava direttamente dallo sgretolamento della montagna: le mine esplodono, intere placche di gneiss svaniscono in un franare di pietre che di lì a poco passeranno agli impianti di frantumazione, per finire immobilizzate nel grande sbarramento verticale. La diga del Sabbione, a quota 2466, è un’opera titanica: alta 64 metri, è lunga 279. 1200 uomini, tra operai e ingegneri, hanno lavorato cinque anni nella luce del sole e in quella bianca e spettrale dei riflettori nei turni di notte, in un convulso tremore di martelli pneumatici, comandi gridati, scariche di cemento dalle benne sospese su cavi d’acciaio. Una bolgia organizzata che richiama l’estetica dell’Homo Faber nella dimensione più grandiosa, così come ce l’ha raccontata il giovane assunto alla Sezione Cinema Edisonvolta Ermanno Olmi, col suo poetico documentario La diga del ghiacciaio (oggi edito da Feltrinelli). I lavori terminarono nel 1953, e quel cantiere concluse l’epoca di insediamento dell’idroelettrico in Ossola iniziato nel 1900. In oltre mezzo secolo vennero innalzati sbarramenti e posate condotte forzate modificando per sempre l’ambiente circostante. Interi paesi furono sommersi, come testimonia la chiesetta di Riale (vedi pag. 66) eretta in ricordo di quella annegata nell’invaso di Morasco visibile in copertina. Eppure questi lavori – che oggi soddisfano il 15 per cento del fabbisogno energetico nazionale – non sembra abbiano compromesso l’essenza selvaggia dei luoghi. Si sono aggiunti nuovi laghi che occhieggiano durante l’estate, e si trasformano in bianche radure in inverno, ma le montagne risultano di fatto silenziose e deserte come un tempo. Niente in confronto, per esempio, allo sconquasso provocato dall’industria dello sci di certe stazioni, che d’inverno trasformano le montagne in chiassosi parchi gioco, e nel resto dell’anno in fatiscenti luoghi dell’abbandono. Le terre alte dell’Ossola sembrano anzi ritrovare oggi una nuova dimensione naturale, come hanno testimoniato i due guardiani della diga di Agaro, Marco Valci e Alessandro Scilligo, che sono riusciti a documentare il ritorno della lince (vedi pag. 6). Era data per estinta dal 1920!

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Filippo Zolezzi