Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
settembre 2016

San Gottardo-Ticino

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage Qui nasce una nuova storia
Estate Le Alpi dei vagabondi
In acqua Il re dei fiumi
Alpinismo I giorni grandi dei ticinesi
Dai boulder ai mille metri di parete
Inverno In Val Bedretto a caccia di polvere
Storie La capanna Cristallina...
Cucina Farina Bona!
Guida

 

Come ricorda Valentina Scaglia a pagina 54, per l’Expo 2015 la Svizzera aveva presentato un’opera molto astuta che puntava a evidenziare quanto le proprie montagne fossero centrali nella vita del continente europeo. Si trattava di un grande plastico del San Gottardo ricavato da un blocco di venti tonnellate di granito. Con un particolare gioco d’acqua veniva simulata la pioggia sopra il massiccio, e grazie alle creste e alle linee spartiacque fedelmente ricostruite si ricreavano i fiumi a raggiera: il Reno, la Reuss, il Ticino, il Rodano, ognuno destinato a un lungo viaggio divergente. Bastava un colpo d’occhio, e subito si capiva come nella realtà l’acqua (e dunque la vita) di gran parte dell’Europa origini proprio da questa montagna. La Svizzera aveva voluto definirsi attraverso la potente simbologia del San Gottardo. Ma la centralità di questo colosso montuoso, va ricordato, ha anche costituito per secoli una vera e propria barriera invalicabile per le genti europee. Da lassù non si passava. E ciò, in particolare, a causa di un solo e insuperabile ostacolo: la profondissima gola della Schöllenen. Fu intorno al 1200 che arrivò la svolta: sulle spumeggianti acque della gola fu posta una prima rudimentale passerella. Ma si era nel Medioevo e i ponti, soprattutto quelli più alti e ingegnosi, venivano considerati opere contro natura, dunque contro la volontà di Dio. Erano delle “diavolerie”. Da qui il nome “Ponte del Diavolo”. La storia, però, doveva continuare. Diavolo o no, si costruirono altri ponti accanto al precedente, e il Gottardo divenne l’accesso più diretto fra il nord e il sud delle Alpi. Furono tracciati nuovi sentieri. Poi mulattiere. Nei primi dell’Ottocento si mise a punto la strada carrozzabile della Val Tremola. A fine Ottocento la montagna venne bucata per far passare il primo treno. Poi arrivò il traforo autostradale. Infine il prossimo 11 dicembre entrerà in servizio il tunnel di base di 57 chilometri (il più lungo al mondo). Ed è proprio da qui, da quest’ultima “diavoleria”, che parte anche il nostro viaggio inedito nel cuore delle Alpi.

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Filippo Zolezzi