Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2016

Dolomiti di Sesto

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage Due mondi allo specchio
Natura Aspettando la prima neve
Estate Oltre le Tre Cime
Sentieri inediti Un nuovo viaggio ci attende
Alpinismo Le vie normali che rincorrono il cielo
Inverno Il grande silenzio
Lettura Alla riconquista del passo perduto
Libri Memorie di pietra
Guida
Collezione
Vetrina
Prossimo numero

 

Secondo la Suddivisione orografica internazionale unificata del sistema alpino (Soiusa), il toponimo Dolomiti di Sesto, o Sextner Dolomiten, indica una vasta zona montuosa tra la Val di Landro, la Pusteria, il Comelico e il Cadore (vedi pag. 31). È un territorio segnato dalla presenza magnetica delle Tre Cime, che ogni estate risucchiano migliaia di sguardi appagati. Accanto alla folla assiepata sotto le Lavaredo, però, si aprono magnifici valloni dimenticati dal turismo. È lì che punta il nostro viaggio. Solitudini rocciose segnate, qui più che altrove, da una di quelle frontiere nascoste ricorrenti sulle Alpi. La frontiera nascosta è il sottile confine culturale e linguistico che divide paesi vicinissimi tra loro (come la definiscono gli antropologi John Cole e Eric Wolf). Da una parte il Veneto, dall’altra l’Alto Adige, o meglio il Südtirol. E in mezzo neanche un metro di Trentino a fare da cuscinetto. A sud i “Welschen”. A nord i “crucchi”. Giù le foreste che hanno fatto grande la Serenissima. Su il paesaggio disegnato del maso chiuso, il geschlossener Hof. A sud le Regole, il distretto dell’occhiale da anni in crisi, e più in là la campagna con i suoi capannoni, le fabbrichette, i leoni di Venezia, le ombre di vino. A nord i boccali di Lager, le facciate color pastello, l’accoglienza proverbiale, Mahler, e ancora il rimpianto dell’Austria Felix (vedi l’eloquente monumento vicino al municipio di Sesto a pag. 35). Ma a dividere in due questo settore dolomitico sono più che mai le risorse economiche (anche se a mo’ di tampone agisce il Fondo di sviluppo per i comuni di confine erogato della Provincia di Bolzano). Dunque una frontiera non segnata sul terreno ma che si riflette in ogni cosa. E a chi auspica che questo limite continui a rimanere nascosto – a dispetto di chi inneggia a nuovi fili spinati – interesserà conoscere un progetto escursionistico che presentiamo in anteprima a pagina 77: si chiama Dolomiti senza confini e quando sarà terminato ne daremo ampiamente conto.

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Filippo Zolezzi