Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
marzo 2017

Val Grande

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage La grande selva
Lettura La via incantata
Escursionismo Ritorno al mondo perduto
Focus Proteggimi ancora
Alpinismo Scalare la wilderness
Inverno Viaggio nel silenzio
Tim Shaw Solo
Reportage Abbracciati al Parco
Libri Storie della foresta
Guida
Collezione
Prossimo numero

 

Qui in redazione ci ha colto un amore inatteso. Non era mai capitato in 16 anni di vita di Montagne. Mai in 84 monografie. Sarà dunque vero che la Val Grande ti cattura nel profondo? Forse sì, almeno a noi così è successo. Con Valentina Scaglia – naturalista e grande esperta del luogo – siamo tornati spesso in “Valle” nell’arco di un anno per preparare l’uscita di questo numero. Chilometri in cammino, con l’afa estiva e con la neve, anche sul magnifico Sentiero Bove, la più antica e a lungo dimenticata alta via delle Alpi, dove abbiamo ritrovato il filo di una toccante storia romantica (vedi pag. 48). La Val Grande è l’area wilderness più vasta d’Italia. Ed esattamente un quarto di secolo fa (era il 2 marzo 1992) veniva istituito l’omonimo Parco nazionale, che in questo arco di tempo si è speso in modo saggio e discreto per tutelare il proprio territorio. Lo ha fatto, per esempio, con la messa in sicurezza di alcuni sentieri (solo alcuni, però, preservando così lo stato selvaggio di ampie zone rimaste difficili da raggiungere). Oggi la Valle è sempre più celebrata come un santuario della natura profonda, eppure questi stessi territori erano ampiamente abitati fino a metà del secolo scorso, prima che un inarrestabile spopolamento segnasse la sorte di intere comunità. Di quella “civiltà della fatica” rimangono le tracce, fantasmi ormai seminglobati nella foresta. Ovunque si incontrano terrazzamenti, manufatti in pietra, ruderi di vecchie abitazioni. Sono presenze che paradossalmente amplificano il senso della solitudine, il senso di un’assenza. La Val Grande non si dischiude dunque in uno stato verginale, priva di impronta umana come all’alba del mondo. E ciò, se possibile, risulta ancora più spiazzante per il visitatore. Chi entra in Valle si pone di fronte al senso profondo della wilderness. Che è la vertigine prodotta dalla potenza della natura: l’umano sovrastato dal non-umano in un tempo sospeso, preesistente e successivo al nostro passaggio.

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Filippo Zolezzi