Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2017

Pelmo, Civetta, Pale di San Lucano

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage Il tempo profondo delle Dolomiti
Approfondimenti Lungo le autostrade del Medioevo
Fuoristagione Sogni di primo inverno
Escursionismo Viaggio in diagonale
Alpinismo Belle riscoperte
Ambiente Dolomiti, sui nuovi impianti è scontro
Libri Rocce, pareti, leggende
Guida
Materiali
Collezione

 

Come ricorda Luigi Dodi nel suo articolo dedicato all’escursionismo (vedi pag. 80), se si stende su un tavolo la carta geografica delle Dolomiti centro-meridionali, si noterà subito come la triade Pelmo, Civetta e Pale di San Lucano sia perfettamente allineata da un asse diagonale che corre da nordest a sudovest. Questo asse parte dalla Valle del Boite, incrocia la Valle di Zoldo e quella del Cordevole, fino a sorpassare il piccolo solco della Valle di San Lucano, coprendo una distanza di circa trenta chilometri. È un territorio vasto, raccolto in una netta continuità geomorfologica, e ripartito in tre subregioni distinte: il Cadore, lo Zoldano, e, a sudovest, l’Agordino. Qui si trovano angoli tra i più famosi delle Alpi, promossi dall’industria del turismo e rigati dalle piste di sci dove d’inverno sparano a volontà i cannoni per la neve programmata (come a nord del Civetta); subito accanto, però (ed è lì che noi guardiamo), si aprono vallette e altipiani sommitali del tutto solitari, aree appartate e conosciute solo dagli intenditori, come ricorda una profonda esperta di questi luoghi “paralleli” e per pochi (vedi pag. 64). Ma c’è anche qualcos’altro, ancora più nascosto, quasi invisibile, che caratterizza la nostra area dolomitica: sono le tracce di un antichissimo passato, riaffioranti dal sottosuolo come da un sogno vago, che ci ha lasciato solo qualche indizio per poterlo rivivere. Nel 1987 venne ritrovata la sepoltura mesolitica poi chiamata dell’Uomo di Mondeval (vedi pag. 39). Da allora le ricerche di una vita preistorica in loco si sono intensificate, consegnandoci nuove prospettive sul tempo profondo dei Monti Pallidi. Camminando in questi spazi, affinando lo sguardo e sapendo che ci muoviamo «sulle orme di infinite, precedenti avventure» – come racconta Franco Michieli nel suo reportage (vedi pag. 22) – sarà possibile «perdere il sentimento dell’oggi storico, e percepire secondo emozioni sepolte» che, in fondo, volendole cogliere, abitano ancora dentro di noi.

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Filippo Zolezzi