Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
gennaio 2018

Himalaya-Dolpo

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Introduzione Verso il paese del leopardo
Reportage Dolpo il piccolo Tibet che sopravvive
Inchiesta Il Nepal che cambia
Focus Sanonani House
Intervista Il namdar del Dolpo
Biblio Oltre il paese delle nevi
Guida
Materiali
Collezione
Prossimo numero

 

A un certo punto del lungo viaggio a piedi, giunto ormai ai 4300 metri del paese di Charka (che dista due giorni di cammino da qualunque altro luogo abitato), Paolo Cognetti entra nella casa di una donna Dolpo-pa di non più di trent’anni, la quale, come vuole l’uso locale, gli offre subito del tè al latte di yak e si mette a raccontare. La stanza è adornata da una bandiera del Tibet e da un altarino dove spicca la foto del Dalai Lama. «Sì, noi siamo tibetani per lingua, cultura, religione. Ma siamo cittadini nepalesi e molto grati al Nepal perché ci lascia vivere a modo nostro». Nel Dolpo, confini politici e confini culturali non coincidono. La regione è sì parte integrante del Nepal, ma si estende a nord della grande barriera himalaiana, ovvero verso gli altipiani tibetani dai quali nei millenni è scaturita un’imprescindibile continuità culturale. Quando negli anni Cinquanta la Cina invase il Tibet ed ebbe avvio la cancellazione di ogni espressione religiosa, tutto l’antico mondo rituale tibetano naufragò. Non nel Dolpo. Isola difesa da frontiere politiche, da passi alti come pochi nel pianeta e da estenuanti lontananze percorribili solo a piedi, l’Alto Dolpo conta poche migliaia di abitanti che perpetuano gli antichi riti bön. Un mondo lontanissimo dalle comodità che si incontrano per esempio sulle vie dell’Everest e dell’Annapurna. Un mondo non fatto per i turisti. Qui, seguendo i sentieri delle carovane di yak – tra antichi templi, gompa e monasteri – lo scrittore Paolo Cognetti e il fotografo Stefano Torrione hanno realizzato l’importante documento ospitato in questo numero inconsueto di Montagne. A parte alcune serie speciali, la nostra rivista non ha mai posato la lente su montagne extraeuropee. È un’apertura del nuovo anno anche verso orizzonti più ampi (come si è fatto con il Calendario tematico del 2018 dedicato alle “Grandi Montagne del Mondo” e come si sta facendo con la serie di incontri pubblici in collaborazione con il Trento Film Festival). Viaggi d’autore che riscoprono lo spirito degli indimenticabili reportage anni Sessanta e Settanta, per far conoscere da vicino le ultime vallate sperdute e le cime più spettacolari del nostro pianeta.

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Filippo Zolezzi