Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
luglio 2018

Gran Sasso e Majella

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage Gemelli diversi
Parchi Wilderness appenninica
Escursionismo Inno alla gioia
Ferrate Dagli Appennini alle onde
Lettura Con il popolo migratore
Alpinismo Dove osano gli Aquilotti
Inverno Generosa Majella
Libri Il diavolo e l’acqua santa
Guida
Materiali
Collezione
Prossimo numero

 

C’è un’Italia aspra, arcaica, vagamente misteriosa, che viene così poco rappresentata e perciò trova scarsissima cittadinanza nel comune sentire. Un’Italia minore, policentrica, periferica. Sono le cosiddette “aree interne”, luoghi della caduta demografica, del ritorno progressivo alla dimensione selvaggia, dell’abbandono, ultimo episodio di un’innumerevole serie di stravolgimenti andati a stratificarsi nel corso dei millenni. Basta infatti scavare in questi “strati” per capire quanto passato stia sotto i nostri piedi mentre percorriamo un sentiero. «Se mi fossi specializzato sulla Magna Grecia o su Roma, avrei dedicato la carriera a studiare dei dettagli. Invece ho scelto gli Italici, e posso scegliere tra decine di siti inesplorati dove scavare» ha rivelato Vincenzo D’Ercole – tra i più noti archeologi abruzzesi – a Stefano Ardito, che firma il reportage di apertura di questo numero (vedi pag. 20). Nel 1934, tra Gran Sasso e Majella sono venute a galla, quasi per spontanea emersione, le statuette del Guerriero di Capestrano e della Dama di Capestrano (VI secolo a.C.); ma basta fare pochi chilometri e si compie un salto di oltre un millennio, visitando per esempio gli eremi della Majella, e tra loro il più noto, quello dell’ex papa Celestino V che preferì una grotta ai fasti del soglio di Pietro. Ancora pochi chilometri, ed ecco un altro salto, che spazia in un tempo indefinito, dall’antichità al recente tramonto della civiltà contadina tradizionale, con i tratturi, le antichissime vie della transumanza orizzontale (vedi pag. 78). L’escursionista consapevole coglierà gli echi che rimbalzano attraverso il tempo, scoprendo che il “dolomitico” Gran Sasso e la “mediterranea” Majella sono mondi certo diversi tra loro, ma anche accomunati da una stessa forza immanente che sta nella terra, nelle rupi, nei silenzi. E basterà accordarsi su quella forza per dare un senso alla propria esperienza tra le montagne d’Abruzzo. P. s. con questo numero, diamo inizio al sondaggio tra gli amici di Montagne per conoscerci meglio, per chiedere suggerimenti e idee (vedi dopo pag. 126). Ogni intervento sarà prezioso e consentirà di migliorare la nostra idea di montagna con
l’aiuto di ognuno. Grazie di cuore a tutti!

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Filippo Zolezzi