Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
settembre 2018

Monte Disgrazia

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage Corda Molla
Escursionismo Prospettive di roccia e ghaccio
Eventi e Gare Anima sportiva
Alpinismo/1 Alla conquista del Picco Glorioso
Alpinismo/2 Scalate cromatiche
Scialpinismo Il giardino segreto
Lettura Le buone idee sopravvivono ai loro padri
Libri Una finestra sul monte
Guida
Materiali
Collezione

 

Mai nome dato a una montagna delle Alpi fu più disgraziato. Persino Eiger, orco, ha una propria ragion d’essere data la scabrosità della sua parete nord. Disgrazia… però! A che titolo riversare tanto dileggio su una cima così bella e luminosa? In realtà non c’è da stupirsi. Come spesso accade, anche questo inadeguato toponimo è frutto di una trascrizione errata, la svista di un cartografo poco attento, l’inciampo di un maldestro. Il lettore di Montagne sa ormai bene che anche quel “rosa” della seconda cima alpina non ha nulla di allusivo alla delicata tinta riverberata sui ghiacciai dal tramonto: Monte Rosa viene da un antico termine patois, rouja, ovvero ghiacciaio; e pure Gran Paradiso con l’Eden non ha nulla a che spartire, almeno dal punto di vista toponomastico, visto che origina da peirro, cioè pietra in patois (dunque grande pietra). Mentre Disgrazia da desgiascia, che sta per “si scioglie”: nessuna allusione a tragedie di sorta, nessun segnale ammonitorio. E, dato lo stridore dell’infausto nome, si può immaginare come non pochi filologi abbiano partorito pagine e pagine di sottili rimandi a dialetti locali, ribellandosi a una prima lettura superficiale. Qualcuno ha anche proposto di ripescare il ben più adeguato “Picco Glorioso”, inventato tardivamente dai primi salitori britannici (vedi pag. 78). Ma a quel punto, nel 1862, i giochi purtroppo erano fatti, e sulle carte è rimasto l’infelice svista. La montagna in questione sarà però subito riabilitata da chi ci mette piede. Bianca di ghiacciai e rossa dei suoi serpentini, elegante, isolata, e cinta da un vasto e solitario territorio di alta quota. Una montagna meravigliosa, a cominciare dalla sua cresta nord-nordest, la mitica Corda Molla, che ha segnato un passaggio memorabile nella storia delle scalate. E baciata dalla fortuna (a parte il nome), visto che qui, data la sua conformazione orografica non sono arrivati gli impianti di risalita ad assediarne i pendii. Disgrazia, montagna intatta, dunque; e romanticamente solitaria come poche sulle Alpi.

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Filippo Zolezzi