Meridiani

Dir. Resp.: Marco Casareto

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

  Home Editoria

le Testate che collaborano (29)>>
I PERIODICI IN EDICOLA (4) >>
378 Recensioni
 

Meridiani
bimestrale
numero di
aprile 2019

Samarcanda e Uzbekistan

SOMMARIO


Portfolio Sorpresa
Tre secoli di viaggi Tagliategli la testa!
Samarcanda/1 L’eredità di Tamerlano
Samarcanda/2 Carta e gelso
Geopolitica Il gioco delle tre carte
Islam Karimov Il Primo presidente
Moynaq Quando eravamo pescatori
Bukhara Gli ebrei perduti
Dark Star Nelle fauci della Terra
Sarmishsay Detto per inciso
La capitale Ufo su Tashkent
Alta velocità Il treno dei desideri
Tessuti Storie filate
Elliq-Qala Nude e crude
Arte L’incredibile Igor
Cucina C’è riso per tutti
Alcolici In principio furono i Persiani
Kok boru 21 capre a 9
SCHEDE
La fortuna di trovarsi sulla giusta via
Il Medioevo illuminato degli scienziati uzbeki
L’epoca favolosa e crudele dei khanati
Media & dintorni
Guida
Notizie e consigli

 

Cosa sarebbe potuta diventare la già sontuosa Samarcanda – si chiede Nanni Ruschena nel suo articolo a pag. 24 – se l’artefice di tanto splendore, Tamerlano, fosse sopravvissuto all’ennesima campagna militare? Nessuno, naturalmente, ha la risposta. Ma mi pongo anch’io una domanda: avrebbe potuto, il “Grande emiro”, edificare quello che edificò se qualcuno (nello specifico il suo antenato Gengis Khan) due secoli prima non gli avesse letteralmente spianato la strada, devastando con le sue orde la città? Se il condottiero mongolo non fosse stato un’iradiddio, probabilmente noi oggi non saremmo qui a descrivervi in questo numero di MERIDIANI le meraviglie del Registan: gli archi imponenti rivestiti di maioliche variopinte, le cupole turchesi con le decorazioni interne in foglie d’oro, i lastricati di marmo... Per creare qualcosa di grandioso, a volte serve prima distruggere. E non necessariamente per mano dell’uomo. I solenni edifici pubblici della capitale uzbeka Tashkent, che fondono in maniera originale le architetture brutaliste sovietiche, tutte cemento e forme lineari, con quelle islamiche, morbide e arzigogolate, non sarebbero probabilmente mai sorti se nel 1966 un violento terremoto non avesse raso al suolo la città. Questo per dire che nulla può essere considerato immutabile a questo mondo, neanche quei monumenti nati per sfidare i secoli. Il pensiero corre ai Buddha giganti di Bamiyan, in Afghanistan, presi a cannonate dai talebani. O ai templi di Palmira, in Siria, fatti saltare in aria dai militanti jihadisti dell’Isis, novelli Mongoli. Forse verranno ricostruiti, forse al loro posto qualcuno concepirà nuovi splendori. Nel frattempo val la pena visitare quelli conservati dall’Uzbekistan, giovane nazione nata con la dissoluzione dell’Urss e posta giusto a cavallo della favolosa Via della seta. Nell’ultimo anno i nostri inviati l’hanno percorsa in lungo e in largo, per raccontarvela nelle prossime pagine.

visita il sito >>

 

Filippo Zolezzi