Meridiani Montagne Speciali

Gli speciali di meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Casareto

bimestrale

ISSN: 77182517653

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,90 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne Speciali
Gli speciali di meridiani Montagne
bimestrale
numero di
luglio 2019

Alpini

SOMMARIO


Il mito “Son dell’Alpe i bei cadetti”
Alta quota La guerra bianca
Olimpo
Reportage / 1 Le “penne nere” del XXI secolo
Reportage / 2 Con le aquile del 9°
L’associazione Non chiamateci ex alpini
Inserto Come si sono evolute le uniformi
Le montagne degli alpini / 1 Ortigara
Le montagne degli alpini / 2 Col de la Seigne
Le montagne degli alpini / 3 Monte Golico
Le montagne degli alpini / 4 Monte Marrone
Oltreconfine Gli alpini degli altri
I canti Sul cappello che noi portiamo...
Cinema Troupe da montagna
Scrittori con la penna nera

 

Ricorre quest’anno il centenario dell’Associazione nazionale Alpini, fondata a Milano nel 1919. Quale occasione migliore allora, per noi, di parlare per una volta non di montagne, ma di una particolare gente che le popola. Quando, pochi anni dopo l’Unità d’Italia, l’allora capitano Giuseppe Perrucchetti propose la costituzione di una componente dell’esercito specializzata nel combattimento in montagna, non immaginava che da lì avrebbe avuto origine una delle tradizioni più amate della storia militare italiana. Secondo Perrucchetti, a difendere i confini alpini dovevano essere gli stessi montanari che li abitavano, che conoscevano bene quei passi e quelle vallate e in cui sapevano come muoversi, superando le difficoltà dell’ambiente. Quei nuovi soldati di montagna raggiunsero la celebrità prima ancora di sparare un solo colpo di fucile. Perché gli alpini incarnarono fin da subito molte delle virtù in auge a fine Ottocento: forti e leali, rudi ma generosi, affezionati alle montagne tra cui erano nati e cresciuti. “Buoni e semplici come eroi e fanciulli” li avrebbe definiti più tardi il patriota e irredentista Cesare Battisti. Impavide e determinate, obbedienti e scanzonate allo stesso tempo, le “penne nere” sono entrate nel mito per la loro tenacia, la capacità di sacrificio e la volontà di resistenza dimostrata sui fronti di guerra più difficilie nelle condizioni di combattimento più estreme. Ma non solo. L’ambiente ostile della montagna affratella, e quel sentimento solidale ha trovato espressione anche nell’impegno civile a favore delle popolazioni, specie quando ferite dalle calamità naturali. Nel 1919, come dicevamo, un gruppo di reduci fondò l’Ana, che in un secolo di vita ha funzionato meravigliosamente bene nel promuovere l’identità degli alpini e mantenere vivo il ricordo delle loro imprese. Se gli alpini in congedo e in armi continuano a sentirsi come una famiglia, con una storia comune e tradizioni condivise, è in gran parte merito della loro associazione. Perché quando si diventa alpini, non si smette più di esserlo.

 

Filippo Zolezzi