Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Casareto

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2019

Marmarole e Dolomiti del Comelico

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria
Reportage Resiliente Comelico
Natura Nel giardino della regina
Alte vie Sulle tracce dei camosci
Silenzi La voce della notte
Alpinismo Crode selvagge
Focus Vento marmarolesco
Inverno I conquistatori della neve
Memorie Anna delle montagne
Libri Cime misteriose
Guida
Materiali

 

Esistono due parole, in italiano, che identificano con accezioni diverse le terre alte: “monte” e “montagna”. La prima indica il dato oggettivo, ovvero il rilievo come luogo fisico. La seconda, bellissima, allude a una pluralità di caratteristiche: l’ambiente fisico e quello umano, il contesto naturale e il paesaggio culturale, con la stratificazione di saperi e di valori che lo determinano. Andare in montagna, spingersi sui sentieri, dormire nei rifugi, e poi, magari, proseguire verso le cime diventa così una forma di apprendimento diretto. Andare in montagna significa mettere in relazione l’esperienza con la conoscenza, il fare e il capire. Capire non solo ciò che è relativo al luogo visitato, ma anche ciò che siamo noi. Affacciarsi sugli ambienti ostili dell’alta quota, faticare, accettare la frugalità dei rifugi, esporsi al vuoto equivale a mettersi alla prova e pertanto induce a osservare le nostre reazioni emotive, a capirci intimamente sino a formare via via il nostro equilibrio. Per questo andare in montagna non è un fatto solamente sportivo e atletico, se così fosse basterebbe faticare in un luogo più comodo da raggiungere. Andare in montagna vuol dire anche mettersi di fronte alla responsabilità di una scelta: decidere il percorso, prepararsi, studiare preventivamente una cartina. E poi partire in salita, con gli scarponi, con gli sci, con le ciaspole, con le scarpette da roccia, sapendo bene di entrare in un luogo che ti chiederà molto e ti darà altrettanto. È dunque sotto il segno di questa bellissima parola femminile di tre sillabe che Montagne ha attraversato la sua storia. Aiutando chi vuole andare in montagna a decidere, e a capire il mondo misterioso e magnifico che sta per incontrare. Saluto qui i lettori, avendo deciso di lasciare il mio ruolo di direttore scientifico, per andare a vivere in una casa tra le montagne. Tengo a ringraziare l’editore per avermi accordato la fiducia in questi 17 anni, e i colleghi della redazione per la disponibilità e l’inesauribile passione nel dar corpo a nuove idee. Gli auguri più sentiti alla nuova direzione, affinché continui a interpretare nel migliore dei modi l’universo della montagna.
Marco Albino Ferrari

Una delle leggende dolomitiche più suggestive riguarda le Marmarole, l’impervio gruppo montuoso che domina il centro del Cadore. Vi si narra di un palazzo di ghiaccio costruito sul Cimon del Froppa e abitato dalla regina dei crodères, esseri dall’aspetto umano, con barba e lunghi capelli, ma indifferenti a qualsiasi sentimento – gioia o dolore, odio o amore – perché dal cuore di pietra. Una favola che ben riflette la natura aspra e selvaggia di quelle cime di difficile accesso. Montagne così poco frequentate che qui si possono ancora trovare foreste incontaminate, come il bosco vetusto di Col Nero, piccolo scampolo di natura vergine all’interno della Riserva di Somadida. Forse è stato proprio quello, il proverbiale richiamo della foresta, a spingere il nostro Marco Albino Ferrari, fondatore di Montagne, a lasciare Milano e il ruolo di direttore scientifico della rivista. Arriva sempre il tempo in cui un padre decide che il figlio è ormai pronto a camminare con le sue gambe. Magari con altri modi e mezzi, ma noi ci impegniamo a proseguire nella direzione da lui tracciata: aiutare chi va in montagna a capire a fondo il mondo misterioso e magnifico che lo circonda.
Marco Casareto

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Filippo Zolezzi