Meridiani

Dir. Resp.: Marco Casareto

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani
bimestrale
numero di
febbraio 2020

Nepal

SOMMARIO


Portfolio
Rinascita
Tre capitali La grande, la bella, la devota
Kathmandu Globalizzata per talento
Green Soldiers Saturdays for future
Kumari Le 32 perfezioni
Everest Il “terzo polo”
Criptozoologia Lo scalpo dello yeti
Restauri Vent’anni in Tibet
Medicina tradizionale Di che umore sei?
Gurkha Vi siamo addosso
Escursionismo L’alba del trekking
Geopolitica Lo strano, terribile caso della monarchia nepalese
Religiosità Presenze divine
Conservazione Salvate la tigre (e i rinoceronti)
Raute Figli delle foreste
Cooperazione La carica dei 20.000
River trip La voce grossa del Tamur
Alpinismo La cima per (quasi) tutti
Terai Il Nepal di pianura
Discipline orientali Quote di benessere
Lago Rara Cercando il leopardo delle nevi
Riti Il fuoco e la danza

 

Alla fine del Settecento William Kirkpatrick, ufficiale dell’esercito di Sua Maestà britannica e appassionato orientalista, fu il primo europeo a visitare la Valle di Kathmandu. Nel resoconto della sua missione scrisse: “Qui il numero dei templi rivaleggia con quello delle case”. D’altronde quale dimora potrebbe essere più adatta, per le innumerevoli divinità del pantheon induista e buddista, del Paese montagnoso che ospita otto delle maggiori vette del pianeta, dall’Everest all’Annapurna, dal Lhotse al Manaslu? Ancora oggi, in Nepal, la spiritualità è qualcosa di palpabile. Sacralità e modernità si mescolano con una naturalezza sorprendente per noi occidentali, abituati a una separazione ben definita di spazi e funzioni. Qui invece è normale che in mezzo a un cortile sacro si tenga un mercato, che un altarino di lumini votivi funga da rotonda a un incrocio, che si comprino amuleti per ornare la casa e tenere lontani gli spiriti maligni. Così, quando il 25 aprile del 2015 una scossa di terremoto di magnitudo 7,8 (pari all’energia rilasciata da 500 bombe atomiche di Hiroshima) sconvolse il Nepal – provocando oltre 8mila morti e facendo crollare o danneggiando gravemente 300mila tra case, scuole, ospedali e monumenti – ci fu chi interpretò la catastrofe come l’ira della Kumari, la “dea vivente” (vd. articolo a pag. 32) oltraggiata da una raffigurazione blasfema dell’artista Sudeep Balla, che si affrettò a chiedere perdono e ad andare in tivù a spiegare che non intendeva con la sua opera offendere la dea. Non sappiamo a chi fosse stata attribuita la responsabilità di un altro devastante sisma avvenuto nella stessa regione 81 anni prima, ma sappiamo che l’attività tellurica nella zona è qualcosa di ben noto. La causa reale è la convergenza tra la placca tettonica indiana, a sud, e quella euroasiatica, a nord. Un’azione di spinta avviatasi milioni di anni fa e che, se da un lato può avere tragiche conseguenze sulla vita umana, dall’altro ha determinato l’innalzamento di quella straordinaria catena montuosa che è l’Himalaya.

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Filippo Zolezzi