Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Casareto

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
aprile 2020

Alti Tauri

SOMMARIO


Echi con variazioni sul tema
Galleria I profili degli Alti Tauri
Reportage Parola alla natura
Focus Caro amico ti scrivo...
Natura In punta di piedi
Scialpinismo Profondo bianco
Escursionismo Sentieri con vista
Alpinismo Il fuoriclasse delle pareti nord
Ciclabili La Drava e le sue sorelle
Guida
Libri Pagine verticali
Materiali
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Un arcipelago di cime e grandi dorsali che chiudono l’angolo nordest delle Alpi, appena oltre i confini italiani. Questo sono gli Alti Tauri. Un’area montagnosa vastissima, che si estende su tre regioni (Tirolo Orientale, Carinzia e Salisburghese) e racchiude i maggiori rilievi dell’Austria. Al centro la piramide compatta del Großglockner (3798 m), a ovest la parete ondosa del Großvenediger (3666 m), a est lo spuntone aguzzo dell’Ankogel (3252 m). E intorno a loro una corte di 266 cime tutte oltre i tremila metri. Una possente barriera tra Nord e Sud Europa che i viaggiatori di un tempo valicavano con fatica e a rischio della vita, dalle foreste vergini del Salisburghese su su fino agli alti passi di montagna, presidiati da antichissimi ospizi, per discendere poi lungo le verdi vallate della Carinzia e proseguire fino al mare, all’Adriatico. Il viaggio di Montagne negli Alti Tauri parte proprio da questo aspetto, dalle antiche vie di attraversamento, ripercorrendone la trasformazione nel corso dei secoli, con la costruzione delle prime strade alpine e lo sviluppo del turismo. Ma lontano dai valichi resistono valli ancora poco antropizzate, ambienti ampi, dall’aspetto quasi canadese. Come canadese si potrebbe definire anche la ricchezza d’acqua dei Tauri, custodi di uno sterminato numero di laghi d’alta quota e di alcune delle maggiori cascate delle Alpi. Una risorsa destinata a diventare sempre più preziosa e per questo valorizzata attraverso sentieri lungo i torrenti, canyon attrezzati, parchi acquatici, percorsi curativi che ne sfruttano gli effetti benefici. Lungo le rive di cascate e fiumi sopravvivono anche alcune rare specie animali e vegetali. E questo grazie al fatto che una buona parte degli Alti Tauri rientra nei confini dell’omonimo parco nazionale, istituito nel 1981 e ampliatosi nel corso del tempo fino a raggiungere un’estensione di 1856 chilometri quadrati, che ne fanno oggi la più grande area protetta delle Alpi e una delle maggiori d’Europa. Un patrimonio naturalistico che vale oro. E per una volta non è solo un modo di dire. L’oro scende davvero da questi monti, trasportato dalle acque e depositato lungo le rive sabbiose, che i moderni cercatori setacciano ancora armati di pala e batea.

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Filippo Zolezzi