Meridiani

Dir. Resp.: Marco Casareto

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

  Home Editoria

le Testate che collaborano (31)>>
I PERIODICI IN EDICOLA (6) >>
391 Recensioni

Meridiani
bimestrale
numero di
aprile 2020

Budapest e Ungheria

SOMMARIO


Portfolio Sontuosa
Budapest Echi dal profondo
Terme City of Spas
Pallanuoto Ce la giochiamo in acqua
Locali Appuntamento al (ruin) bar
Central European University Lo sfratto
Trend Soup culture
Spezie La mia paprika
Testimonianze Memoria di ferro
Capolavori La Madonna ritrovata
Bambini Il treno dei desideri
Sziget Festival Woodstock 2.0
Passioni Ungheria fa rima con fotografia

 

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di Ungheria soprattutto in relazione alle politiche nazionaliste del suo leader Viktor Orbán e del Gruppo di Visegrád, cittadina posta circa 35 km a nord di Budapest dove già nel Medioevo si erano riuniti per stipulare un’alleanza in chiave antiasburgica Carlo I d’Ungheria, Giovanni I di Boemia e Casimiro III di Polonia. E anche chi non s’è fatto scoraggiare da quest’immagine poco ospitale dell’Ungheria, quasi sempre si è limitato a visitare la sua capitale. Una fama meritata, va detto, quella della “perla del Danubio”. Vi si respira tutto il fascino della Belle Époque a cavallo tra Otto e Novecento, quando qui c’era ancora l’Impero austro-ungarico: basta una visita agli stabilimenti termali Széchenyi o Gellért per tuffarsi – letteralmente – nel Liberty. Ma lo stesso può avvenire scendendo le scale della storica linea 1 della metropolitana, con ancora i pilastri in ghisa e le pareti di piastrelle bianche smaltate, o visitando la deliziosa sinagoga ortodossa di Kazinczy utca, con le sue decorazioni Art Nouveau. Eppure l’Ungheria è molto più della sua pur sontuosa capitale. Ogni suo angolo trasuda natura e storia. Che si tratti delle tombe dell’Età del bronzo delle grotte di Aggtelek, al confine con la Slovacchia, dell’immenso e quasi stagnante lago Balaton, già frequentato dai Romani e per i magiari sinonimo di mare (non avendone l’Ungheria uno vero), delle memorie della mal sopportata era sovietica, che tuttavia si sono volute preservare, o della “puszta” sconfinata, ultimo ricordo delle grandi pianure erbose che un tempo occupavano buona parte dell’Est del Paese. Placidi pascoli sovrastati da cieli teatrali, intimamente ungheresi quanto il “gulasch”, invenzione dei mandriani locali poi assurto a simbolo gastronomico nazionale insieme al vino Tokaji, al celebre salame affumicato e alla paprika, ricavata dall’essiccazione e macinazione di alcune varietà di peperoni e peperoncini portati qui nel Cinquecento dagli odiati Ottomani. Come a dire che in tutto si può trovare del buono.

visita il sito >>

 

Filippo Zolezzi