Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 10,00 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2006

Monviso + Calendario 2007

SOMMARIO


Galleria I profili del Monviso
Reportage 1 Nel Marchesato di Saluzzo
Reportage 2 Lungo la Valle Po
Reportage 3 Da Pian del Re alla cima
Echi con variazioni sul tema
Scienza Cos'è l'acqua minerale?
Parco All'origine del mito
Scialpinismo II Viso gelato
Alpinismo Con gli occhi puntati sul Viso
Arrampicata Sulla roccia anche d'inverno
Cucina Sapori fuori di zucca
Guida

 

la copertina

A differenza di quanto avvenuto nella tradizione orientale - dove le montagne sono sempre state poste all'interno di un immaginario positivo, come luoghi sacri e "materni" da cui sgorga l'acqua che da la vita (Sagarmatha, Everest in nepalese, vuoi dire Dea madre della terra) - da noi le alte quote, almeno prima dell'età dei Lumi, hanno ricevuto ben altra attenzione da parte degli uomini. Sistematicamente trascurate da scrittori, poeti e artisti non hanno avuto neppure nomi definitivi, se non una ristretta e provvisoria declinazione della radice latina maledictus (Mont Maudit, Montagne Maudite). In più i ghiacciai delle Alpi, oggetto di ripetuti esorcismi, sono stati ritenuti per secoli il regno di inavvicinabili creature del male e dimora di esseri mostruosi. E fino alla metà del Settecento non esisteva neppure una vera cartografia della catena poiché le terre alte, eccetto i colli transitabili, venivano metodicamente ignorate. Ma in questa cultura che gli storici definiscono "orofobica" fa eccezione una sola montagna. È il Monviso, o più semplicemente Viso per i piemontesi. Fu ritenuto da sempre la cima più alta delle Alpi: isolato e visibile dalla pianura a centinaia di chilometri si staglia con slancio repentino al di sopra delle montagne circostanti. Quel profilo regolare a triangolo isoscele ne suggerisce una visione diversa, simbolica, metaforica, ed è proprio per questo che fin dall'antichità è stato cantato da poeti e descritto da geografi (Plinio il Vecchio, Pomponio Mela, Dante e Petrarca). Il suo nome di lontanissima origine significa "monte visibile", dal latino Vesulus, Vésulo, Viso: nessuna maledizione è stata dunque lanciata a questa singolare montagna. Da lei sgorga il più grande fiume, acque che irrigano i campi e danno la vita. Una montagna amica, più orientale che alpina. Un triangolo perfetto che occupa l'orizzonte, a cui l'uomo delle pianure si è sempre sentito legato.
(Marco Albino Ferrari)

Da non perdere lo splendido calendario 2007 allegato: una preziosa collaborazione con il Museo nazionale della Montagna del CAI Torino; sonno 13 immagini rarissime e preziose, in bianco e nero, che documentano l'alpinismo eroico di inizio '900.

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Filippo Zolezzi